N° 20

 

DIETRO LA MASCHERA

 

(PARTE QUINTA)

 

 

CONVINZIONI

 

Di Carlo Monni

 

 

 

1.

 

 

            Anthony Stark si alza dal lettino e, abbottonandosi la camicia, rivolge lo sguardo verso il suo medico: la dottoressa Jane Foster.

-Dunque…- chiede –Qual’è il verdetto?-

-Beh, ci sono notizie buone e notizie cattive.- risponde la donna –La buona notizia è che ti sei rimesso bene dal tuo infarto e le tue condizioni generali sono soddisfacenti…-

-Ma…-

-…il tuo cuore è malridotto, gli strapazzi a cui l’hai sottoposto negli anni successivi al trapianto:[1] due crisi di rigetto, l’alcolismo, i danni al sistema nervoso e Dio sa cos’altro, l’hanno danneggiato quasi irrimediabilmente e la sola cosa che previene una nuova crisi nella situazione attuale è il tuo pacemaker elettronico.-

-Un esclusivo brevetto Stark.- commenta Tony con amara ironia.

-C’è poco da scherzare.- replica Jane. -È una cosa molto seria.-

-Lo so.- risponde Tony –Scusami Jane, ma sono abituato a convivere con la morte da quando quella scheggia di granata si conficcò nel mio cuore originale.[2] Non è una situazione nuova per me e sono preparato a gestirla, credimi, ho gia preso le mie precauzioni al riguardo. Ormai divido il ruolo di Iron Man con altri amici e mi capirai se taccio sulle loro identità.-

-Mmm, farò finta che tu sappia quel che fai, ma consentimi un po’ di scetticismo, quelli come te hanno un vero talento per attirare i guai. –

            Tony sogghigna.

-Non lo nego.- replica -Mi è sempre piaciuto vivere pericolosamente, ma fidati, non ci tengo a morire giovane. Ora scusami, ma mi attendono faccende urgenti.-

            Dopo che Tony è uscito dallo studio, Jane Foster rimane pensierosa, poi fa una telefonata.

-Sono la dottoressa Foster, notizie dal Dottor Santini? Mmm capisco, grazie.-

            Jane riappende la cornetta. Si chiede se avrebbe dovuto parlarne a Tony, ma forse è meglio aspettare, si, forse è meglio.

 

            Il giovane di colore, seduto alla scrivania di fronte ad Happy Hogan, si chiama Willie Betha ed è il direttore di un centro ricreativo giovanile e di recupero per tossicodipendenti intitolato a suo fratello Jimmy e situato ad Harlem.

-Sei sicuro di quel che dici, Happy?- chiede.

            Harold Hogan, Responsabile Esecutivo della Fondazione Maria Stark, è chiamato “Happy” perché si dice che non sorrida mai, ma in questo caso l’espressione cupa del suo volto non è ingiustificata.

-Ho fatto ricontrollare i conti più volte da esperti…- ribatte -… e non ci sono dubbi: ci sono movimenti di denaro tra la Fondazione ed il Centro non giustificati dalle spese reali. In parole povere, amico mio, qualcuno usa il Centro per rubare il denaro della Fondazione.-

-E tu credi che possa essere io il colpevole?- chiede Willie.

            Il volto di Happy rimane di pietra mentre risponde:

-Non lo so.  Lo sei?-

-Ti giuro di no Happy.- replica Willie con calore –Ho voluto questo centro in memoria di mio fratello morto a causa del crack,[3] non la disonorerei mai per sete di quattrini, puoi credermi!-

-Non chiedo di meglio, ma un colpevole c’è, qui o alla Fondazione e se credeva che fossi solo un pugile suonato facile da imbrogliare, beh, dovrà ricredersi, te lo assicuro.-

            Così dicendo, Happy si alza e saluta Willie, lasciandolo solo con cupi pensieri.

 

            Sede della Stark-Fujikawa. Seduto nella sua comoda poltrona dirigenziale, il Presidente della Società, Morgan Stark ascolta il rapporto del suo capo della Sicurezza, Ling McPherson, cercando di non farsi distrarre dalle grazie della ragazza e, tantomeno da quelle di Rumiko Fujikawa che disinvoltamente si è seduta sul bordo della scrivania ed ogni tanto allunga le sue snelle gambe. Difficile prenderla sul serio come Vice Presidente Esecutivo, quando si è abbagliati dal suo corpo e dal suo modo di fare a volte sin troppo disinvolto. Come suo cugino Tony, anche Morgan è molto sensibile al fascino femminile, come sanno bene tre ex mogli ed un numero imprecisato di altre donne più passeggere. Rumiko è stata con Tony per un po’, ma non ha funzionato tra loro, chissà come andrebbe con lui invece, scommetterebbe che a letto deve essere… basta, meglio abbandonare certi pensieri, per adesso almeno.

-Dunque, diceva Miss McPherson?-

-Che finora le mie indagini non sono approdate a molto.- risponde la ragazza –Apparentemente si tratta di normali ordini di acquisto di azioni, tutti di persone od enti diversi e di importo inferiori ai minimi previsti per le dichiarazioni alla S.E.C.[4] transazioni apparentemente normali, ma il volume, a ben vedere è decisamente insolito e sono certa di due cose: 1) i compratori agiscono per conto di un unico “regista”; 2) si tratta dello stesso che sta organizzando un’azione analoga contro la REvolution. Purtroppo non sono ancora riuscita a scoprire chi. Ho tentato di infiltrarmi negli archivi dei miei “soliti” sospetti”, ma sono ben protetti.-

-Forse avrebbe bisogno di un hacker esperto…- interviene Rumiko -… e noi abbiamo il migliore di tutti.-

-Giusto!- esclama Morgan e prime un bottone dell’interfono –Miss Conway, mi chiami Philip Grant, lo voglio qui, immediatamente.- chiusa la comunicazione Morgan si rivolge ancora a Ling –Miss McPherson, tra poco avrà il privilegio di incontrare una vera leggenda, il Corvo.-

 

 

2.

 

 

            Meredith McCall rilegge per l’ennesima volta i documenti che ha trovato nella cassetta di sicurezza che suo padre aveva lasciato per lei dopo che fosse morto. Carte non molto importanti all’apparenza, segreti ormai privi d’interesse, almeno sino agli ultimi. Sono passati giorni dalla prima volta che li ha letti ed ancora non riesce a crederci. Come ha potuto suo padre farle questo? Se fosse ancora vivo e l’avesse davanti, sente che potrebbe strangolarlo con le sue mani da quanta rabbia ha in corpo. Tutto a causa della faida con Howard Stark? Era davvero così importante papà da calpestare i sentimenti della tua unica figlia? Meredith trae un lungo sospiro e cerca di rilassarsi. C’è solo una cosa da fare adesso, ma non può farla da sola, deve parlare con Tony e deve farlo di persona.

 

            L’uomo oggetto dei pensieri di Meredith McCall è, in questo momento, chiuso nei laboratori della REvolution in conferenza con alcuni collaboratori molto speciali. L’uomo nell’armatura color nero ed argento dal design simile a quello di Iron Man e designata col nome in codice War Machine, è in realtà James Rhodes, Vice Presidente della REvolution ed amico fidato di Tony; Machine Man, noto anche come X 51, ma preferisce essere chiamato Aaron Stack, è un robot costruito per la guerra, divenuto inspiegabilmente senziente; il Cyborg Deathlok altri non è che il nero pacifista Michael Collins, intrappolato in quella che dovrebbe essere la perfetta unione tra uomo e macchina per costituire un inarrestabile esercito di un uomo solo; l’unica apparentemente normale è la donna dai capelli rossi, una vecchia fiamma di Tony, Bethany Cabe, ma è lei il vero motivo della riunione. Tutti insieme stanno progettando un’incursione in un luogo apparentemente tranquillo, ma potenzialmente tra i più pericolosi del pianeta.

-Le Timely Industries…- sta dicendo Tony -… potrebbero contenere la risposta ai segreti del Microchip che, a quanto sembra, ha riscritto la personalità di Beth fondendola con quella di Whitney Frost, Madame Masque, anche se non sappiamo perché. Si trovano a Timely, Wisconsin, e sono state fondate, come l’omonima cittadina, all’inizio del XX secolo, da Victor Timely, che altri non era che Kang il Conquistatore, per uno dei suoi bizzarri piani a lungo termine. Sono chiuse da tempo, ormai. Credo di non sbagliare nel dire che sono state rilevate dal Conte Nefaria e che vi si preparino cose non molto pulite.-

-E che intenzioni avresti Tony?- chiede War Machine.

-Molto semplicemente: investigare e se del caso eliminare il pericolo.- risponde Tony.

-Ho capito: tocca a me, come al solito, fare il lavoro sporco.-

-No Rhodey.- ribatte Tony –Stavolta avrò bisogno di tutti voi.  Sarà un’azione combinata di tutti quanti, verrà anche Bethany ed ora vi spiegherò quel che faremo…-

 

            Ling McPherson non è molto impressionata dal giovanotto seduto accanto a lei, di fronte al computer: capelli neri ed arruffati, maglietta bianca che ha visto giorni migliori, jeans, viso abbronzato e gli occhi nascosti da occhiali da sole del tutto incongrui in quella stanza. Le hanno detto che Philip Grant, meglio noto nel suo ambiente come “Il Corvo”, è il miglior hacker della nazione e, a sentir lui, del mondo, ma non riesce a crederci del tutto.

-E così dovrei inserirmi negli archivi di Roxxon, Hammer e Mida per scoprire se è uno di loro a cercare di fregarci?- dice il giovane. Quanti anni ha? Si chiede Ling, potrebbe averne 20, o forse più, o anche meno, non riesce a capirlo da quel volto che le rivolge un sorrisetto ironico, mentre continua a dire: -Beh speravo in qualcosa dio più difficile, questo sarà un gioco da ragazzi.-

-Sei molto sicuro di te. Vedo, sei davvero così certo di riuscirci?- gli chiede Ling.

            Corvo le fa l’occhiolino e risponde ammiccando:

-Tanto sicuro da farti una proposta, bella: se ci riesco in meno di cinque minuti, stasera usciamo insieme, che ne dici?-

-Continua a sognare.- ribatte Ling –Datti da fare adesso, invece di chiacchierare. Vorrei vederti all’opera, tanto per cambiare.-

-Agli ordini capo.- ribatte il ragazzo. –Per tua informazione, La Stark-Fujikawa mi paga per tutelare la sua sicurezza elettronica, proprio perché sono il migliore nel mio campo. Non esiste sistema di sicurezza che non sia capace di violare. E se esistesse, l’avrei inventato io. Con chi vuoi che cominci?-

            Il suo tono è molto sicuro di se. Ling lo trova irritante, le da una sensazione che non riesce del tutto a definire.

-Iniziamo con la Roxxon.- gli dice –Dicono che i suoi archivi siano a prova di hacker.-

            Corvo fa un sorrisetto ironico e ribatte:

-Non crederci baby. Scommettiamo che riesco a penetrare le loro difese in quattro minuti?-

            Che arroganza, pensa Ling, eppure potrebbe, perché no? Le sue dita si muovono veloci sul mouse e sulla tastiera. Sul monitor appare il logo della Roxxon. Corvo sorride. Studia per un attimo le immagini, poi, ancora una volta. le sue mani si muovono rapide. Sullo schermo le immagini cambiano velocemente, troppo perché Ling riesca a seguirle.

-Bingo!- esclama Corvo.

-Che hai fatto?-

-Per il sistema sono nientemeno che August D’Angelo, il Presidente del Consiglio della Roxxon e posso accedere ai dati riservati.-

-Ma come…?-

-Concedimi i miei piccoli segreti baby. Credevano d’essere tosti, ma non erano alla mia altezza ed il tutto in tre minuti e 54 secondi, che ti avevo detto?-

             Ling non risponde, sta osservando lo schermo. Eccoli, i segreti della Roxxon a portata di mano. C’è una cartella intestata Stark, forse…

-Vediamo quella.- dice.

-Ai tuoi ordini, mia cara.-

            Un clic e la cartella si apre. Un attimo che sembra lunghissimo e poi Ling esclama:

-Oh mio Dio!-

-Questa è dinamite.- esclama Corvo –Dinamite pura!-

 

 

3,

 

 

            È stata una dura giornata per Rebecca Bergier. Ma ne è valsa la pena. Organizzare la nuova Sezione Diritti Umani della Fondazione Maria Stark non è stato uno scherzo: selezione del personale, budget ecc. Deve essere grata a Jim Rhodes per averle offerto quest’opportunità. Certo, ha significato abbandonare la California, ma ormai non c’era più nulla per lei laggiù e qui ha di nuovo un lavoro, un appartamento alla Stark Tower ed uno stipendio da dirigente con più zeri di quanti ne avesse visti sinora. Tutto bene, dunque? Non proprio, essere single può avere i suoi vantaggi, ma non è piacevole dormire da sola e quando sei una donna sola, e per giunta lesbica, sei appena arrivata in una nuova città e non conosci nessuno, ti restano solo poche cose da fare. Per esempio: ritrovarsi in questo bar per sole donne vicino a Times Square a sorseggiare un drink e guardarsi intorno. Rebecca non ama molto questa specie di locali-ghetto, come ama definirli, ma ormai è qui e.... quella ragazza seduta al bancone…. Rebecca pensa di non averne mai vista una più bella prima: i lunghi capelli neri, la carnagione scura, gli occhi nerissimi ed intensi ed un corpo a dir poco perfetto fasciato da un aderentissimo abito nero dalla scollatura vertiginosa ed una minigonna da cui escono due gambe stupende. Vestita per uccidere, pensa Rebecca, un vero sogno e… le sta sorridendo e alza il bicchiere, poi si avvicina a lei e dice:

-Posso?-

            A Rebecca sembra di averci messo un’eternità a rispondere:

-Certo.-

            E quando lei si siede, Rebecca è consapevole di sentirsi come una scolaretta al primo appuntamento, ma non le importa, non le importa affatto.

 

            La luce del giorno raggiunge l’attico della Stark Tower e trova Tony Stark in vestaglia che, dalla terrazza, osserva il panorama. Alle sue spalle appare Colleen Wing vestita solo di una camicia.

-Sei molto mattiniero oggi.- gli dice –Va tutto bene?-

            Tony si volta ed abbozza un sorriso.

-Certo. Pensavo solo a Katherine. Oggi l’accompagnerò a Chicago.Mi fa uno strano effetto pensare che è mia figlia e che fino a poche settimane fa non ne conoscevo l’esistenza.-

-Capisco.- commenta Colleen. La scoperta dell’esistenza di Katherine aveva portato ad una crisi tra lei e Tony, crisi superata, o così sembra, perché c’è sempre una parte di lui da cui Tony la tiene a distanza. E lei non è certa di voler essere solo quella con cui lui trascorre le notti. Detesta ammetterlo, ma è contenta che la bambina torni a casa, perché, anche dopo anni, Tony riesce ad avere con sua madre un rapporto di complicità che la rende invidiosa ed anche un po’ gelosa -Pensi di stare via molto?- gli chiese.

-Forse un paio di giorni. Ho degli affari da sistemare da quelle parti e poi… dovrò andare a San Diego.-

-Da Veronica Benning.-

            Tony annuì. Subito dopo che la rivista Now aveva rivelato che Katherine Finche era sua figlia, il New York Express era uscito con la notizia che esisteva un secondo figlio, nato dalla sua relazione con la sua ex terapista Veronica Benning, un’altra delle relazioni intense, ma brevi, di cui è costellata la sua vita. Con tutte le cose che gli sono accadute ultimamente, non ha avuto il tempo di pensarci… o, forse, è solo paura di quello che potrebbe scoprire. Beh, una volta risolta questa faccenda di Bethany non indugerà più. Curioso, pensa, come molte delle donne del suo passato stiano saltando di nuovo fuori una dopo l’altra. Se fosse stato paranoico, avrebbe potuto pensare ad una specie di diabolica regia, ma non potevano essere solo che una serie di curiose coincidenze, no? Scaccia questi pensieri ed abbraccia Colleen.

-Al mio ritorno ci prendiamo un intero weekend di vacanza. Che ne dici di Montecarlo? O preferisci Rio?-

            Colleen si stacca da lui, infastidita dal suo atteggiamento, pensa, forse, di placarla esibendo la sua ricchezza?

-Ne riparleremo al tuo ritorno.- si limita a rispondere e rientra nell’appartamento.

 

            L’orario d’ufficio è iniziato da un pezzo quando Morgan Stark termina di ascoltare il resoconto di Ling McPherson e del Corvo

-Non ci sono dubbi?-

-No.- risponde Ling –Ho verificato ogni file e credo sia tutto vero.-

            Morgan non nasconde il suo nervosismo.

-Siete assolutamente sicuri di non essere stati scoperti?- chiede.

-Si fidi, boss.- replica Corvo –Per quanto li riguarda, la nostra incursione non c’è mai stata, non potrebbero risalire a noi nemmeno in mille anni.-

-Molto bene, molto bene… Avete fatto un ottimo lavoro ed avrete un premio extra per questo. Mmmm… il materiale è tutto qui?- chiede, indicando alcuni CD ROM.

-Tutto quanto.- risponde Philip Grant –Tutti i segreti della Roxxon nelle sue mani.-

-Ottimo. Ora scusatemi, ma ho bisogno di restare solo.-

            Quando Ling e Corvo sono usciti, Morgan. si rilassa. Tutti i segreti della Roxxon nelle sue mani. Un vero pacchetto esplosivo, se mai ce n’è stato uno, ma cosa farne? Gli piacerebbe decidere da solo, ma non può permettersi di farlo, deve agire diversamente.La vita era più semplice prima di diventare un alto dirigente di una multinazionale, più semplice, forse, ma meno divertente.

-Miss Nocenti, convochi Miss Fujikawa e Miss Bain per una riunione urgente, ora!-

            Morgan spera che August D’Angelo dorma sonni tranquilli stanotte, potrebbe essere l’ultima volta per molto tempo.

 

 

4.

 

 

            L’aereo è apparentemente un normalissimo Jet privato per voli da diporto, ma, in realtà, la sua tecnologia è quanto di meglio Tony Stark sai riuscito a progettare ed i migliori tecnici sulla piazza ad installare. In questo momento sta stazionando ad alta quota, protetto da un manto stealth, che lo rende, di fatto, invisibile. Ai comandi, la rossa Bethany Cabe è nervosa. Non sa nemmeno lei perché ha indossato la tuta azzurra di Masque, continua a dirsi che è perché è più comoda in questo tipo d’operazioni in cui bisognerà muoversi rapidi e menare le mani, ma, ciò nonostante, prova un sottile senso d’inquietudine. A bordo vi sono, al momento, due passeggeri: Deathlok e Machine Man e se il primo appare nervoso, l’altro sembra addirittura stare dormendo. Beth sogghigna chiedendosi se per caso sogna pecore elettriche.[5]

            All’improvviso, dalla radio ecco una voce filtrata elettronicamente:

<<Qui Iron Man, siete tutti in posizione?>>

-Qui Stark Uno, siamo sopra il bersaglio e pronti all’azione.- risponde Beth.

<<Qui War Machine e sono pronto da tutta la vita.>>

<<Moto bene… Jocasta….?>>

        La voce elettronica dell’Intelligenza Artificiale che governa i sistemi informatici di Tony Stark risponde immediatamente.

<<Sono pronta. Mi sono infiltrata nel sistema della Williams Innovations e sto scaricando i dati nei database della tua armatura ed in quella di James, Tony, sembra che tu avessi ragione sull’origine di quella moneta.>>

<<Allora signori… è l’ora dell’azione.>>

 

            Il Conte Nefaria fissa il monitor di fronte a lui e vedendo l’immagine rossa ed oro di Iron Man, sogghigna.

-Patetico.- commenta –Da un uomo dell’intelligenza di Tony Stark mi sarei aspettato un approccio più sottile, ma, a quanto pare, anche un brillante intelletto può essere accecato dai sentimenti. Oh beh, iniziamo lo spettacolo.

            E così dicendo, preme un pulsante.

 

            La vita non è stata buona con Michael Collins. Convinto pacifista, dopo aver scoperto che i suoi superiori gli avevano mentito e che stava lavorando ad un’arma, si è visto “uccidere” e trasferire la sua coscienza proprio in quell’arma: Deathlok, un cyborg dotato di un sofisticato armamento ed interfacciato con un altrettanto sofisticato computer. È riuscito a sfuggire al controllo di chi sperava di farne il proprio burattino, ma a costo d’ogni speranza di tornare umano, costretto ad essere ciò che odia di più. Una volta ha perfino ceduto alla tentazione di uccidersi, ma ha superato quel momento ed ora è deciso a meritarsi la fiducia di Tony Stark. Ora avanza circospetto in un salone apparentemente deserto, aspettandosi il peggio. Si rivolge al suo invisibile compagno:

-Computer, rapporto sulla situazione.-

<<Nemici in avvicinamento, ad ore dodici.>> risponde l’intelligenza artificiale con cui è in costante simbiosi.

-Umani?-

<<Negativo. Forme umanoidi.prive di battito cardiaco, fatte di metallo, altezza tre metri e 10 cm. Nome in codice…>>

            Deathlok non ha il tempo di udire la risposta, perché la parete viene sfondata ed un colpo di tremenda forza concussiva lo sbatte contro il lato opposto del salone.

 

 

5.

 

 

            Mentre avanza circospetto nei locali della fabbrica principale delle Timely Industries, a Timely, Wisconsin, apparentemente abbandonata, Tony Stark si chiede se non ha per caso commesso un errore di valutazione. Qui non sembra esserci niente e nessuno. Forse è nel luogo sbagliato, forse il posto giusto era la sede delle Williams Innovations a Newark nel New Jersey od in quella della Technical Press a Derby nel Connecticut dove lui incontrò Whitney Frost per la prima volta dopo la loro separazione,[6] o, magari, in quel covo vicino a Las Vegas dove Beth è stata tenuta prigioniera.

<<Rhodey, nulla di nuovo dalle tue parti?>>

<<Nulla di nulla.>> risponde War Machine <<Sai Tony? Mi è appena tornato in mente il nostro primo incontro con i nuovi padroni della Williams Innovations. Ricordi in cosa c’imbattemmo?>>

<<Come potrei dimenticarlo? Erano…>>

         Il discorso di Tony è interrotto dalla voce elettronica di Jocasta.

<<Tony, Rhodey, ho appena ricevuto un messaggio urgente dal computer di Deathlok, sono sotto attacco dei… Dreadnoughts!>>

            Ma l’avvertimento è ormai inutile, perché, mentre parlava ai due supereroi corazzati, le pareti attorno ad Iron Man sono crollate, rivelando la massiccia forma dei terribili robot che l’A.I.M. progettò per conto dell’Hydra e che la famiglia Nefaria acquisì per se tempo addietro e sotto il suo elmetto Tony Stark sa di essere in guai seri.

 

            Rhodey ode i rumori attraverso la radio dell’elmetto e grida

<<To… Iron Man, mi senti?>>

         Nessuna risposta, a parte i rumori di lotta dall’altra parte. Rhodey si lascia sfuggire un’imprecazione. Se avesse avuto del buon senso, a quest’ora sarebbe a letto con Rae. Ma no! Doveva mettersi un’armatura superaccessoriata e ficcarsi nei guai assieme a Tony. Questa dell’eroe dev’essere una sindrome per cui uno dovrebbe farsi vedere da uno strizza cervelli… ammesso che sopravviva, cioè.

            Quando ha finito di buttar giù un bel pò di mura, War Machine si ritrova nella stessa sala in cui Iron Man si confronta con quattro Dreadnoughts

<<Serve aiuto?>> chiede con una punta d’ironia.

<<Non mi dispiacerebbe affatto >> Replica Iron Man.Mentre con una scarica di repulsori respinge un assalto di un Dreadnought. Nel frattempo un altro lo investe con una scarica di fuoco.

<<Spiacente amico, ma devi fare di meglio…>> gli si rivolge il Vendicatore dorato <<…questo gingillo può sopportare temperature superiori a questa e convertirle in energia.>>

            Mentre parla, Iron Man restituisce il colpo attraverso l’uniraggio pettorale, ma il Dreadnought non sembra patirne grandi effetti.

            Poco lontano da lì, War Machine ha perso la pazienza ed ha estratto i cannoncini da spalla.

<<Beccatevi questi confetti, lattine troppo cresciuti!>>

            Purtroppo per lui, i suoi mini missili fanno molti danni alle strutture, ma uno dei Dreadnoughts si rialza pressoché illeso.

<<Oh, Oh, a quanto pare siete belli tosti, amici eh?>>

         Alle sue spalle, anche Iron Man è stretto in un angolo

 

            Il Conte Nefaria sorride soddisfatto nel vedere i suoi nemici sulla difensiva, quasi inermi, nonostante il loro potenziale distruttivo, contro i suoi gingilli. Valgono il prezzo pagato. Peccato aver perso i suoi poteri ionici,[7] sarebbe stato divertente schiacciare l’odiato Iron Man ed il suo lacchè War Machine con la sola forza delle braccia, ma deve rinunciare a questo piacere, per una soddisfazione più sottile.

Da una radio una voce dice:

<<È tutto pronto signor Conte, possiamo cominciare quando vuole.>

            Un sorriso di soddisfazione si dipinge sul volto di Nefaria.

-Molto bene! Cominciamo… Adesso!-

 

 

6.

 

           

Bethany Cabe fa atterrare l’aereo in un capo d’atterraggio dietro il suo obiettivo, poi prende la sua borsa da viaggio e ne estrae una maschera dorata. La contempla per qualche istante, poi rompe le esitazioni e si applica la maschera al volto, controlla che la sua arma sia pronta a sparare e salta giù dal veicolo.

 

Molto lontano da lì, un uomo riceve una telefonata.

-Mmm, capisco. Direi che non abbiamo scelta, quei registri debbono sparire e l’interferenza di Mr. Hogan col centro Jimmy Betha deve cessare ad ogni costo. A mali estremi, estremi rimedi, fate quel che va fatto e fatelo subito.-

            Terminata la conversazione, l’uomo si adagia allo schienale della sua poltrona e si rilassa.

 

             Mentre lui e War Machine combattono come forsennati contro i Dreadnaughts, che sembrano inarrestabili, la mente di Tony Stark non cessa di cercare soluzioni per eliminare gli avversari.Le armature che ha progettato possono agevolmente resistere alle temperature estreme, al fuoco, al ghiaccio, perfino alla radioattività, raggi gamma compresi, almeno per un breve periodo. Se non ricorda male i files S.H.I.E.L.D., i Dreadnoughts hanno un punto debole, scoperto sin dalla loro pria apparizione contro Nick Fury[8] se ora riesce…

<<Davvero un bello spettacolo, signori.>> la voce irridente di Nefaria arriva da un microfono nascosto <<…ma ora è finito ed io… ho vinto!>>

            I Dreadnoughts si fermano e poi… le armature di Iron Man e War Machine si bloccano improvvisamente ed i due supereroi cominciano a cadere.

<<Ma che c@#§§o sta succedendo?>> esclama War Machine, mentre piomba a terra con un tonfo ed Iron man lo segue, cadendo sulla schiena..

            Un impulso elettromagnetico capace di superare le difese dei sistemi dell’armatura. Dovrebbe essere impossibile. Era preparato a questo, non doveva accadere, eppure è accaduto. Ci vorranno almeno sei minuti perché i sistemi tornino a funzionare. Nessun problema per l’ossigeno, ne hanno ancora abbastanza entrambi, ma lui ha un problema ulteriore. Ogni sistema si è spento, compreso il suo pacemaker. In condizioni normali, sei minuti non sarebbero un problema, ma ora il suo corpo deve sopportare tutto il peso dell’armatura e Tony già sente il cuore accusare la fatica. Resisterà i sei minuti necessari o collasserà prima? Non lo sa e non può farci niente e mentre sente un dolore sordo iniziare a diffondersi nel petto non può che maledire la sua attuale impotenza. I suoi ultimi pensieri sono per sua figlia Katherine, conosciuta troppo poco e per Pepper Potts, poi comincia a vedere un velo nero dinanzi agli occhi.

 

 

FINE QUINTA PARTE

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

Ok gente, se avete sentito la mi mancanza, non disperate, perché sono qui per restare. -_^ Continua la saga che vi svelerà tutto quello che avreste voluto sapere su Masque e non avete mai osato chiedere. Come? Non vi importava di saperlo? Peggio per voi, perché lo saprete lo stesso. -_^

            Ed ora, le indispensabili (??) note.

1)       Cosa si nasconde dietro le malversazioni al Centro Jimmy Betha, un po’ di pazienza e sia voi, che Happy Hogan lo scoprirete, sempre che Happy sopravviva abbastanza, s’intende

2)       Gli effetti della scoperta di Ling McPherson e Corvo a proposito della Roxxon si vedranno sin dal prossimo episodio e vi garantisco che saranno esplosivi.

3)       Cos’ha scopèrto di così sconvolgente Meredith McCall nelle carte del suo defunto padre? E perché deve comunicarlo a Tony Stark. I più svegli tra voi potranno, forse, averlo già intuito, gli altri non si preoccupino, perché avranno tutte le risposte (Beh, quasi tutte -_^) nel prossimo episodio.

4)       Rebecca Bergier ha fatto un incontro e vi consiglio di tenerlo a mente, perché avrà effetti (forse) imprevedibili

5)       La Williams Innovations era l’azienda di Simon Williams, alias Wonder Man e dopo che questa fallì e lui fu rinviato a giudizio per Bancarotta ed altri reati fallimentari, come visto in Avengers Vol 1° #9 (Thor, Corno, #16), fu acquistata dal Conte Nefaria (in un presumibile dietro le quinte del citato Avengers #9) e gestito dalla sua famiglia affilata al Maggia. Oggi la Williams Innovations è la società a capo di un gruppo specializzato in elettronica e tra le sue affilate vi è la Techinical Press con sede nella cittadina di Derby nel Connecticut ed attraverso il gruppo si riciclano in forma legittima i proventi delle attività criminali della famiglia Nefaria. Ora la W.I. ha acquisito anche le defunte Industrie Timely con scopi, pare sinistri quanto quelli del loro fondatore Kang il Conquistatore.

Nel prossimo episodio: la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità su Masque, Bethany Cabe e Whitney Frost; nonché l’ultima resistenza di Deathlok. Ospiti speciali: il Cyborg Benedict e Spymaster (Ecco, mancava soltanto lui.). Oops ci siamo dimenticati di Machine Man….o no? Naturalmente no, non siamo riusciti ad infilarlo in quest’episodio, ma farà scintille nel prossimo, ve lo prometto. -_^ Ah, naturalmente, non poteva mancare un classico interrogativo in stile “cliffhanger”: riuscirà Tony Stark a sopravvivere sino a vedere la fine del prossimo episodio ed oltre? Beh sapete come fare per scoprirlo. -_^

 

 

 

Carlo



[1] Avvenuto, ricordiamolo, nello storico Iron man Vol 1° #19 (Devil, Corno, #109)

[2] Nello storico Tales of Suspense #39 (Devil, Corno, #23), la prima apparizione di Iron Man

[3] Nell’One Shot: Falcon & Luke Cage

[4] Security of Exchange Commission, l’organo di controllo della Borsa americana

[5] Un riferimento al racconto “Do the androids dream of electric sheeps” di Philip K. Dick, che ha ispirato il film “Blade runner”

[6] Iron Man Vol 1° #137/139 (Namor, Play Press, #6/8)

[7] In Vendicatori MIT #29

[8] Nell’ormai storico Strange Tales #154 (Devil, Corno, #56)